10/10/2014
Cari Paesi emergenti
AcomeA Paesi EmergentiNel corso degli ultimi 3 mesi l’andamento del fondo AcomeA Paesi emergenti è stato positivo ma non particolarmente soddisfacente nel contesto di mercato che ha interessato il comparto. A partire dal 1° giugno l’indice MSCI relativo ai Paesi emergenti ha registrato una performance in euro del 7,62% contro il 4,61% del fondo.
Parte di questa sotto performance è stata dovuta al livello d’investimento in azioni particolarmente prudente (circa all’80%) ed in parte al sottopeso di mercati a nostro avviso particolarmente cari come India (+13,5% in euro nel periodo), Brasile (+12,7%), Tailandia (+18%) e Messico (+11%). Anche la Grecia, su cui abbiamo una posizione importante (circa il 5%), ha contribuito negativamente perdendo circa il 18%. Segnali di ripresa sono invece arrivati dal mercato cinese (+12,3% in euro) su cui abbiamo continuato ad accumulare posizioni nei settori più ciclici come acciaio, alluminio e carbone. Come copertura abbiamo incrementato le nostre posizioni su alcuni titoli di aziende legate all’estrazione di metalli preziosi (oro e platino) che ormai trattano a valutazioni stracciate mentre abbiamo venduto e comprato marginalmente alcuni titoli brasiliani data la notevole volatilità di mercato dovuta alle elezioni presidenziali.
A livello di posizionamento attuale il fondo mantiene una asset allocation prudenziale:
- Investimento azionario nell’intorno dell’80%
- Deciso sovrappeso di Cina (26% portafoglio)
- Deciso sottopeso di Sud Africa, Taiwan, India, Brasile, Tailandia ed Indonesia
- Investimento azionario in Grecia nell’intorno del 4,5%
- Sottopeso del settore finanziario ed energetico, sovrappeso delle Telecom
- Investimenti selezionati in obbligazioni governative brasiliane, indonesiane, messicane e sud africane per sfruttare il carry particolarmente favorevole. La componente obbligazionaria pesa circa il 15% del portafoglio
Le motivazioni di questa scelta, come già evidenziato precedentemente, sono da ricercarsi nel livello di valutazioni decisamente care unite a politiche monetarie che potrebbero diventare meno accomodanti nei mesi a seguire.