21/09/2023

Commento al meeting FED del 20 settembre 2023

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Analisi a cura di Martina Daga, Junior Macro Economist di AcomeA.


Durante il meeting di politica monetaria del 20 settembre la Fed ha deciso all’unanimità di mantenere il target range dei fed funds fermo, pari al 5.25% - 5.50%. 

Una pausa nel ciclo dei rialzi era nelle attese del mercato, in parte era stata anticipata dal tono delle ultime dichiarazioni dei membri del board e giustificata dai dati: Powell ha indicato come i dati sull’inflazione degli ultimi 3 mesi siano molto incoraggianti, la ripresa dei costi energetici del mese di agosto per il momento non preoccupa il board della Fed in quanto la componente core non è stata impattata. Inoltre, gli ultimi dati sul mercato del lavoro mostrano un ribilanciamento tra domanda ed offerta, con un favorevole aumento del tasso di partecipazione nel mese di agosto (pari al 62.8% rispetto al 62.6% dove era fermo da 5 mesi), ed il numero di nuove offerte di lavoro per ciascun disoccupato che, nonostante rimanga notevolmente sopra il livello pre-pandemico, è in calo. È tuttavia da considerare la sostenuta crescita economica (il FOMC ha voluto porre l’attenzione su questo elemento definendola nello statement di settembre “solid” piuttosto che “modest” come a luglio), questo pone dubbi sul fatto che l’inflazione possa convergere stabilmente verso il target. 

È chiaro che la decisione di fermarsi a questo meeting non escluda altri rialzi nei prossimi mesi, e la ragione per cui sia preferibile aspettare è che siamo vicini al terminal rate, il cui livello non è ancora chiaro, ed in questo momento i rischi di fare troppo piuttosto che troppo poco sono bilanciati, in questa situazione è necessario muoversi con estrema cautela. 
 
Dalle proiezioni macroeconomiche vediamo come ora i membri del FOMC si aspettino un’economia più resiliente, rispetto alle proiezioni di giugno, e che questa richieda una stance di politica monetaria più restrittiva per riportare l’inflazione al target del 2%. La crescita del PIL è stata infatti rivista sostanzialmente al rialzo sia per il 2023 che per il 2024, il tasso di disoccupazione è stato rivisto al ribasso, alla luce dell’attuale situazione del mercato del lavoro.

Di fronte a questo scenario, il livello di inflazione è stato rivisto solo lievemente al rialzo per il 2023, secondo le proiezioni tuttavia questo non dovrebbe toccare la parte meno volatile dell’inflazione, infatti core è prevista ora al 3.7%, rispetto al 3.9% atteso a giugno. Si spiega così la revisione dei tagli per il prossimo: di fronte ad un’economia più resiliente delle attese è necessario tenere una stance di politica monetaria restrittiva più a lungo.
L’attenzione è infatti puntata sui dot plot, le proiezioni dei membri del FOMC del Fed Fund Rate, che mostrano come il terminal rate mediano sia rimasto invariato rispetto alle proiezioni di giugno, lasciando quindi la porta aperta ad un altro aumento entro fine anno.
La mediana per il 2024 è rimasta stabile, tuttavia guardando la distribuzione, è evidente che ora il board sia più concorde, infatti nessuno dei membri del board ha espresso la preferenza per un livello dei tassi più alto rispetto al 5.60%.

Higher for Longer è il messaggio principale dei dots, infatti se a giugno erano previsti 100 bp di tagli nel 2024, ora solo 50 bp, 120 bp per il 2025 e altri 100 bp nel 2026, quando tuttavia il livello dei tassi è previsto ancora maggiore rispetto a quello di lungo periodo. Le proiezioni per il 2026, le prime per questo anno, mostrano che si dovrebbe raggiungere il livello di equilibrio di crescita, disoccupazione e crescita dei prezzi, tuttavia ancora con un livello dei tassi più alto del livello di lungo periodo.